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Epatite C

A livello mondiale sono circa 170 milioni le persone affette da epatite C, di cui 4 milioni in USA, dove a riguardo si stimano 10 000 a 20 000 morti all’anno. Persone infette dal virus dell’epatite C spesso convivono con l’infezione senza accusare gravi sintomi. Nella maggior parte dei casi però la malattia si manifesta con sintomi come il cancro al fegato o la cirrosi epatica. È prevedibile che il tasso di mortalità possa ulteriormente aumentare, una volta che si conclameranno i casi dei pazienti infettati da trasfusioni prima che i test specifici per l’epatite C si affermassero come esame di routine.

L’attuale standard terapeutico consiste in una combinazione di 48 settimane di interferone PEG (Pegasys di Roche e PEG-Intron di Schering-Plough) e ribavirina. Questo trattamento è complesso e snervante, in quanto prevede iniezioni settimanali, e gli interferoni PEG provocano sintomi analoghi a quelli influenzali e altri effetti collaterali, che spesso impediscono ai pazienti di condurre una vita regolare. Inoltre, la carica virale viene abbattuta soltanto nel 40% a 50% dei pazienti che riescono a portare a termine la terapia. Ai pazienti con progressione della malattia e resistenza alla terapia dicombinazione interferone pegilato e ribavirina rimane come alternativa terapeutica unicamente il trapianto del fegato.

I nuovi farmaci antivirali in fase di sviluppo sono somministrati per via orale e soprattutto risultano in grado di migliorare nettamente il tasso di guarigione, riducendo al contempo la durata della terapia combinata (PEG-interferone/ribavirina). Ai fini del trattamento della malattia, questo nuovo approccio terapeutico rappresenta quindi un formidabile passo in avanti.

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